…ecco un cocco, un cocco per te…

Dentro una poesia il mondo contadino.

Il mondo contadino, e la sua cultura, si possono conoscere ed analizzare anche attraverso la poesia. Giovanni Pascoli visse molto da vicino il mondo della campagna e da questa sua esperienza trasse molte delle sue liriche.

Su questo blog parliamo spesso di uova e di pollai. Una famosissima poesia di Pascoli ci racconta quanto fossero importanti, nella economia della famiglia contadina, le galline ed i loro prodotti.

Pagina poesia
La prima pagina della poesia di Pascoli

La poesia di Pascoli.

Valentino è un ragazzino, figlio in una famiglia povera, va in giro per i campi attorno alla sua casa coperto, di solito, da misere vesti. Pascoli ce lo presenta qui gioioso e solare, da poco la mamma lo ha vestito di nuovi indumenti, è fresco e splendente come i rami spinosi coperti dai nuovi bianchi fiori primaverili del biancospino.

Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!

Le brocche del biancospino
Le brocche dei biancospini.

Le scarpe.

Il poeta nota però i suoi piedi nudi, piccola importante stonatura in quella comoda novità delle nuove vesti.

Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de’ tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: in vece
costa il vestito che ti cucì.

Qui già notiamo le difficoltà economiche della mamma che ha speso tutti i risparmi per la stoffa da cucire, ma questi non sono stati sufficienti per comprare un nuovo paio di scarpe. Ed il nostro Valentino calpesta prati e strade con “la pelle dei suoi piedini“.

Il salvadanaio.

Valentino ascoltava di tanto in tanto il risuonare delle monete nel salvadanaio, promessa di un acquisto futuro. Ora l’acquisto è fatto, la mamma ha comprato la stoffa per realizzare l’abito nuovo. Con quei risparmi ottenuti proprio dalla collaborazione delle simpatiche galline del pollaio.

Qui scopriamo la grande importanza di queste umili ma grandi collaboratrici della piccola economia della dignitosa famiglia.

Costa; ché mamma già tutto ci spese
quel tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più d’un mese
per riempirlo, tutto il pollaio.

Il pollaio.

Il suono, il canto, del pollaio e del salvadanaio. La musica allegra che il piccolo ragazzo, sola conosce. Qui il poeta ci da anche delle indicazioni sui tempi della natura: Gennaio: il freddo dell’inverno non era mitigato neppure dal fuoco del camino, il ciocco scoppiettante non mitigava i tremori di Valentino, ma nel frattempo le operose galline cantavano ad ogni nuovo uovo che, venduto, contribuiva al risparmio. Riposto con cura nel salvadanaio.

Ci dice, fra le righe, che le galline in questo periodo invernale iniziano una produzione più intensa di uova.

Con un elegante esempio di onomatopeica Pascoli fa cantare alle galline una offerta, un tributo personale. “Un cocco! ecco ecco un cocco un cocco per te!“. Il tipico suono delle galline quando hanno deposto un uovo diventa un annuncio, una promessa.

Pensa, a gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
e le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!

La fine della produzione di uova.

Ma la natura ha, giustamente, i suoi tempi e dopo la deposizione inizia il periodo della cova, dove le galline smettono di produrre e si trasformano in fonte di calore per i futuri pulcini. Il mondo contadino non costringe questo avvicendarsi naturale e non pretende forzate produzioni di uova, accetta, come accetta le stagioni, il finire della produzione e del piccolo profitto.

Poi, le galline chiocciarono, e venne
marzo, e tu, magro contadinello,
restasti a mezzo, così con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:

Eccola, un altra indicazione del ciclo temporale: arriva Marzo, le galline smettono di produrre uova per mettersi a covare, il guadagno viene meno (pur rimanendo la promessa di nuovi capi per il prossimo anno). Da un punto di vista economico si lasciano le cose un po’ a metà. Valentino avrà solo il nuovo vestito, ma non le scarpe.

Essere capaci di accettare i tempi della natura, essere capaci di affrontare i limiti imposti da questo avvicendarsi dei tempi scanditi dalla realtà. Questo lo abbiamo pericolosamente perduto.

Valentino è felice del nuovo vestito ma nel contempo accetta, e gli viene insegnato ad accettare, la mancanza delle scarpe. Se ci pensiamo bene, non è che non le ha, ha quelle “che mamma gli fece”. Anche qui, verso la natura, si dimostra un infinito rispetto.

La felicità.

Valentino non si lamenta di questo, apprezza le sue nuove vesti e Pascoli ci descrive il suo stato d’animo con i versi che chiudono la poesia.

come l’uccello venuto dal mare,
che tra il ciliegio salta, e non sa
ch’oltre il beccare, il cantare, l’amare,
ci sia qualch’altra felicità.

Valentino è un ragazzo semplice, ma la sua semplicità gli permette di arrivare a felicità più profonde. Il cibo, l’allegria, l’amore.
Non abbiamo bisogno di altro se non di quello che la nostra natura ed il nostro saperla ben utilizzare ci offre. Come un uccello venuto da chissà dove, non sa, e non vuol sapere, di false felicità.

Una illustrazione di un vecchio libro di lettura.
Una illustrazione di un vecchio libro di lettura.

Cosa ci insegna.

Beh, abbiamo scoperto molte cose da questa poesia.

Abbiamo scoperto che le galline producono il massimo delle loro uova fra Gennaio e Marzo.

Abbiamo scoperto che l’economia contadina si basava sui prodotti stagionali e non forzava artificialmente la loro produzione.

Abbiamo capito che questi princìpi andrebbero conosciuti da subito, fin da bambini, che l’educazione ad essere uomini, e donne, va insegnata con sincerità, con la conoscenza della realtà, anche a prezzo di importanti rinunce.

E soprattutto che queste rinunce ci fanno apprezzare ciò che di vero permea la nostra esistenza, il nostro essere davvero felici.


Un articolo, questo, non convenzionale. Abbiamo cercato di esplorare cosa si nasconde fra le righe di una poesia, scoprendo però come le parole di un poeta ci possono portare in un ambito articolato, dove riflettere su quali sono i valori veri, spogliati dagli orpelli che spesso si rivelano essere inutili.

Tornare alla campagna è anche questo. Tornare a “pensare” in modo diverso, tornare a dare il corretto valore alle cose vere, alla semplicità, che non vuol dire ignoranza, anzi!

Scrivici nei commenti il tuo punto di vista, saremo felici di rispondere e confrontarci.

Affronteremo insieme altre poesie di altri autori se vuoi.

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