Incubazione artificiale delle uova: tutto quello che devi sapere.

Hai un pollaio, anche piccolo? Con qualche gallina ed almeno un gallo? Allora puoi cimentarti nella riproduzione dei tuoi pennuti utilizzando la tecnica dell’incubazione artificiale delle uova.

Al primo approccio può sembrare una cosa complicata ma con i nostri consigli ed un po’ di esperienza potrai ottenere degli ottimi risultati.

Noi iniziammo ormai cinque anni fa, comprando una piccola incubatrice amatoriale (sono poi diventate due). Gli insuccessi sono stati molti e le tante delusioni ci avevano portato ad un passo dal desistere. In realtà bisognava solo affinare la tecnica.

Un po’ di personale caparbietà e la costanza nel provare vari metodi ci hanno invece fatto arrivare a degli ottimi risultati, con percentuali di schiusa a volte superiori al 90%.

Naturalmente puoi provare a produrre pulcini con l’incubazione artificiale anche partendo da uova che acquisti o ricevi in regalo da amici allevatori.

Se vuoi saperne di più, mettiti comodo e concediti un po’ di tempo per leggere questo articolo.

Ti mettiamo a disposizione la nostra esperienza.

Qui troverai descritto cosa fare e soprattutto cosa non fare, per provare l’emozione di veder nascere i tuoi pulcini ed ottenere, con un impegno minimo e con minima spesa, nuovi capi per il tuo allevamento.

Perché l’incubazione e non la cova naturale?

Eh già, perché? La risposta è semplice: da tempo (e parlo di molto molto tempo) l’uomo ha selezionato razze che fossero per lui più produttive, soprattutto per quanto riguarda la qualità e la quantità di uova prodotte.

Ma la natura ha i suoi equilibri e quindi, le galline che producono più uova hanno meno propensione alla cova.

L’uomo ha nel tempo ottenuto razze, che hanno una grande attitudine a deporre uova ma ben poca voglia di mettersi lì a covarle. Convincerle sarebbe molto difficile e così viene in soccorso l’utilizzo dell’incubatrice.

L’incubazione delle uova nella storia.

Diodoro Siculo e altri scrittori dell’antichità ci riferiscono che da tempo gli Egiziani avevano l’abitudine di far schiudere le uova in forni, ma nessuno era a conoscenza dei particolari di tale procedimento; la sola cosa nota era l’uso di sterco di dromedario per ottenere il calore necessario alla schiusa.

Aristotele sapeva che in Egitto le uova venivano fatte schiudere nel letame; Plinio era a conoscenza di quest’attività degli Egiziani, anche se non dà indicazioni circa le località dove le uova venivano fatte schiudere sulla paglia al tepore di un fuoco moderato, e riporta anch’egli la notizia di Aristotele circa l’impiego del letame.

Se vuoi approfondire l’aspetto storico dell’incubazione qui puoi saperne di più.

Come iniziare.

Se hai deciso di affrontare questa esperienza, la prima cosa da fare è acquistare una incubatrice. L’offerta sul mercato è molto ampia e si va da incubatrici molto economiche, dai 70 ai 90 € che onestamente definirei giocattolo a prodotti molto complessi e sofisticati, che possono ampiamente superare i 1000.

Tieni presente che con una spesa che va dai 100 ai 200 € potrai avere una incubatrice che ti darà molte soddisfazioni. Le variabili in gioco per decidere l’acquisto (e la spesa) sono, in pratica:

  • il numero di uova da incubare.
  • il livello di automatizzazione del processo di incubazione.

Esistono incubatrici per poche uova, 10 – 12 uova di gallina, fino a capienze di più di 200.
Per un allevamento amatoriale ci si può accontentare benissimo di una con capienza dalle 12 alle 64 uova.
Gli elementi essenziali di una incubatrice sono:

  • un involucro isolato termicamente
  • una fonte di calore
  • un termostato
  • un sistema di regolazione dell’umidità
  • un sistema di movimentazione delle uova che può essere manuale o automatico

A questi elementi essenziali possono essere aggiunti degli “optional” che consentono una maggiore automatizzazione del processo con minore intervento da parte dell’operatore, riducendo i controlli quotidiani.

La nostra esperienza ci ha portato a lavorare con due incubatrici, una da 12 e l’altra da 24 uova che ci permettono una incubazione a “ciclo continuo”, che ti descriverò in un altro articolo.

Il periodo ideale per l’incubazione

Le galline producono uova in modo variabile durante l’anno. In un allevamento naturale, senza le forzature che vengono messe in atto in ambito industriale, il periodo di maggiore produzione va da Febbraio a Giugno e questo è anche il periodo giusto per incubarle.

In questi mesi la fecondazione da parte del galletto del pollaio è maggiore e maggiore sarà la possibilità di schiusa.

Durante l’estate la produzione di uova diminuisce e si azzera durante il periodo della muta del piumaggio che mediamente va da Settembre a Novembre.

Le uova messe in incubatrice da Febbraio a Maggio faranno nascere pulcini da Marzo a Giugno, periodo dell’anno ideale per un corretto e ottimale sviluppo dei nuovi nati, che si troveranno a crescere in mesi caldi e ricchi di risorse per l’alimentazione.

Devi tenere presente che una gallina che viene fecondata dal gallo produrrà uova fertili per almeno quindici giorni dalla monta.

La raccolta e l’immagazzinamento delle uova

Le uova vanno raccolte quotidianamente, farle rimanere a lungo nel nido aumenta il rischio di rotture e soprattutto rischiano di essere sporcate dai naturali escrementi. Avere uova pulite è fondamentale per aumentare la percentuale di schiusa.

Se l’allevamento è formato da un numero limitato di ovaiole non potrai mai ottenere in un solo giorno, le 12 o 24 o più uova da collocare nell’incubatrice. Quindi devi immagazzinarle per arrivare al numero sufficiente.

Le uova vanno conservate con l’apice più curvo verso il basso. Questo perché nella parte meno curva c’è la camera d’aria, uno spazio fra le due membrane testacee che contiene la quantità d’aria necessaria all’embrione per respirare dentro l’uovo, prima della rottura del guscio.

Conservandole con la camera d’aria in basso, questa può essere compromessa dal peso del contenuto dell’uovo, rendendo più difficoltoso o impossibile un corretto sviluppo dell’embrione.

Devi conservarle in un luogo ne troppo caldo ne troppo freddo, sicuramente mai in frigorifero. Se la temperatura dell’uovo scende al di sotto dei +5° C la possibilità di schiusa si riduce drasticamente.

La struttura dell’uovo

L’uovo che stai per mettere nell’incubatrice è costituito dagli elementi che vedi nella immagine sottostante. È importante conoscere i suoi componenti, per aver chiaro cosa succederà durante il suo sviluppo.

Sezione schematica dell'uovo.

Sezione schematica dell’uovo.

Tutto il DNA necessario è contenuto nel dischetto germinativo e li sono presenti tutte le cellule da cui si svilupperà il futuro pulcino. Il tuorlo e l’albume forniranno i grassi, le proteine e le vitamine necessarie per lo sviluppo dell’embrione.

Ci vogliono 21 giorni per portare a termine la formazione del pulcino.

In questo video sono riassunte e ben descritte tutte le fasi di sviluppo.

Le lavo o no?

Come ti dicevo le uova, se raccolte quotidianamente è difficile che si sporchino. Ma questo a volte può capitare. Vediamo cosa fare.

Mai mettere in incubatrice un uovo con il guscio imbrattato. Con la temperatura e l’umidità ottimali, i batteri si svilupperebbero velocemente, devi quindi pulirlo.

Nell’ultima fase della deposizione l’uovo viene ricoperto di un liquido vischioso, che si asciuga rapidamente, formando una invisibile pellicola, la cuticola (vedi immagine sopra), che protegge l’interno dell’uovo dai batteri.

Da molte parti è scritto che non bisogna assolutamente rimuovere questa pellicola.

Una soluzione che salva capre e cavoli è quella di pulire il guscio con una spugnetta di quelle ruvide, verdi, per i piatti, ma asciutta! L’azione meccanica della parte ruvida il più delle volte è sufficiente per rimuovere il tutto, senza intaccare la cuticola.

Ma a volte non basta ed allora, utilizza tranquillamente la spugnetta inumidita e rimuovi le ultime tracce.

La nostra esperienza ci ha fatto capire che è meglio un guscio pulito e senza cuticola piuttosto che sporco ma con cuticola intatta.

Prepara l’incubatrice

Beh, sulle incubatrici e sulla scelta di quella più adatta ti prometto un articolo dedicato. Per il momento ti darò indicazioni generiche.

Comunque il modo di preparare questo strumento al processo di incubazione è comune a tutte, quindi, in ogni caso, segui questi suggerimenti.

L’ambiente all’interno dell’incubatrice deve avere una temperatura ed una umidità perfettamente controllate.

Il processo di incubazione richiede, per i primi 18 giorni, una temperatura di 37,7 gradi centigradi ed una umidità del 52%.

Negli ultimi tre giorni la temperatura deve passare a 37,2 con una umidità del 55-60%.

Questi dati possono essere controllati in modo diverso a secondo della incubatrice che viene utilizzata, ma devono essere sufficientemente costanti.

Le incubatrici che utilizziamo noi sono automatizzate e ben calibrate su questi parametri. Comunque, avendo cura di accenderla almeno un’ora prima della collocazione delle uova ti consente di avere un ambiente ottimale.

Ora puoi inserire le uova nell’incubatrice.

In natura le galline girano le uova di tanto in tanto, ed anche nella cova artificiale deve accadere lo stesso. Alcune incubatrici hanno un sistema di movimentazione delle uova più o meno automatizzato.

Se devi girarle manualmente, segna con una matita, magari con una “x” e con un “o”, i due lati dell’uovo così da avere chiaro in quale posizione si trovano.

Durante i primi 18 giorni dovrai girare le uova almeno quattro volte al giorno. Questo serve a non far aderire l’embrione su un lato dell’interno del guscio, condizione fondamentale per un suo corretto sviluppo.

Le uova, in ogni caso devono essere posizionate (come per la conservazione) con l’apice in basso.

Nelle incubatrici più sofisticate il meccanismo di movimentazione è automatizzato, questo ti libera da un controllo continuo della loro posizione.

Come ti dicevo all’inizio di questa storia, l’incubazione è un processo semplice, ma che deve essere tenuto sotto controllo. Se hai deciso di affrontare l’affascinante avventura della incubazione artificiale delle uova trovi a questo link una scheda dove appuntare giorno per giorno il procedere dello sviluppo dell’embrione.

La speratura

Il nono e il diciottesimo giorno della incubazione sono importanti. Sono i giorni della speratura.

Nel filmato che accompagna questo articolo puoi vedere le immagini di questa importante fase.

Esistono strumenti, gli sperauova, che permettono di eseguire con facilità questa operazione. Nel filmato viene descritto il modo in cui puoi realizzare uno sperauova con elementi che trovi in casa.

Con la speratura puoi vedere chiaramente quali sono le uova dove l’embrione sta sviluppando. Quelle che risulteranno trasparenti puoi eliminarle, quelle che risulteranno “opache” sono quelle fecondate, dove il futuro pulcino si sta crescendo.

Eh si, siamo a metà dell’opera.

Cosa sta succedendo?

Il disco germinativo, quello che contiene tutto il DNA del futuro pulcino, sta crescendo, si stanno formando i vasi sanguigni, la struttura neuronale e tutti gli elementi che formeranno la nuova vita.
Inizia a servire ossigeno, ed i processi “respiratori” della nuova vita iniziano a liberare anidride carbonica. È necessario uno scambio gassoso con l’esterno. Come avviene questo piccolo miracolo?
Guardando questo video tutto sarà più chiaro.

Fantastico, vero?

Gli ultimi tre giorni

Sono passati diciotto giorni, sulla scheda che ti avevo suggerito hai appuntato temperatura ed umidità, è arrivato il momento di passare alla “camera di schiusa”.

La camera di schiusa è un ambiente con temperatura a 37,2°C e umidità al 55-60%. Ora non è più necessario girare le uova e resta solo l’attesa di vedere la piccola crepa che il becco del pulcino, spingendo dall’interno, formerà sulla superficie del guscio.

Mentre nei processi industriali l’incubatrice e la camera di schiusa sono due strutture distinte, nella incubazione amatoriale le incubatrici prevedono un cambio di assetto e di temperatura/umidità così da poter svolgere le due fasi: di incubazione e di schiusa, tutte nella incubatrice stessa.

Ci siamo. Sta nascendo!

Ed è capace di fare tutto da solo! Pian piano romperà la parte necessaria del guscio per favorire la schiusa e la fuoriuscita dall’involucro che lo ha protetto in tutti questi giorni. Il processo è faticoso e così deve essere. I tempi li decide la natura, non dobbiamo forzarli.

Possono essere necessarie alche alcune ore affinché il pulcino riesca a liberarsi dal guscio, e così dobbiamo lasciar fare, non è semplice. La nostra naturale attitudine all’aiuto verso una vita che sta per nascere ci farebbe intervenire per favorirlo, ma non lo devi fare.

Vedrai che si alterneranno fasi di intensa attività a momenti di totale immobilismo. La fatica per nascere è tanta e ogni tanto si deve riposare.

Inizierà a pigolare in modo anche insistente, non è una richiesta di aiuto, è l’inizio dell’uso dei polmoni. Non preoccuparti, è normale.

Così come sarà normale e naturale il dover registrare alcune perdite nei primi giorni. La selezione naturale non è una cosa cattiva. È il processo di evoluzione che ha permesso a tutte le specie, anche a quella umana, di essere migliori. Noi ci siamo riusciti di meno, ma questa è un’altra storia.

Quanti giorni nella camera di schiusa?

Dal momento della nascita un pulcino ha almeno tre giorni di autonomia totale. Può stare quindi per tre giorni senza bere ne mangiare. Purché sia in un ambiente sufficientemente caldo. La camera di schiusa a 37,2°C soddisfa pienamente questa esigenza.

Questo perché è fornito del “sacco vitellino”, struttura ricchissima di nutrienti, sviluppatasi durante l’incubazione da una precisa zona del tuorlo, il vitello, cresciuta a parte rispetto all’embrione e che viene inglobata dall’embrione stesso proprio nelle ultime fasi di sviluppo. Questa riserva di nutrienti garantisce una autonomia nutrizionale totale.

E dopo i tre giorni?

Tolti dalla camera di schiusa, devono essere messi, per almeno venti giorni, in un piccolo recinto con un elemento riscaldante che faccia le veci della chioccia naturale.

Il piccolo recinto

In ogni caso devi metterli all’interno, o in casa o in un luogo riparato (cantina, capanno chiuso). Se i pulcini sono pochi (5 – 12) è sufficiente una scatola di cartone dove sul fondo avrai messo della paglia o del truciolo di legno, che serve ad assorbire le deiezioni e far camminare correttamente le nuove zampette.

Con un numero maggiore di pulcini puoi creare uno spazio chiuso con un foglio di Masonite curvato a formare un cilindro. Sul fondo sempre paglia o truciolo.

Sul mercato esistono anche pannelli in plastica traforata che possono essere agganciati fra loro così da formare piccoli recinti mobili. Questi recinti sono modulari così da dimensionarli come necessario.

L’elemento riscaldante

L’elemento riscaldante più semplice ed economico nell’acquisto è la lampada ad infrarossi. La puoi trovare in tutti i consorzi agrari o in negozi specializzati, anche su internet. Va sospesa sopra il piano di trucioli o paglia ad una altezza di 20 – 25 centimetri.

Deve essere posizionata in modo che i pulcini possano trovare la giusta distanza da essa, così da avere il corretto calore necessario. Saranno loro stessi a decidere dove posizionarsi.

La chioccia artificiale ha invece un costo iniziale maggiore ma saranno decisamente inferiori i costi dei consumi elettrici. Tenendo conto che l’elemento riscaldante va tenuto acceso per almeno venti giorni, 24 ore su 24, una lampada ad infrarossi da 120W avrà costi in bolletta piuttosto elevati.

La chioccia artificiale consuma pochissimi Watt ed essendo munita di termostato erogherà sempre la giusta quantità di calore.

È costituita di un piano, più o meno grande a secondo della quantità di pulcini da allevare, e quattro piedini regolabili in altezza che permettono di alzare ed abbassare il piano in funzione della grandezza dei pulcini durante lo sviluppo.

Noi la posizioniamo sempre con due piedini più alti degli altri due, così che il piano riscaldato risulta inclinato ed i pulcini possono spostarsi più o meno vicini.

L’acqua.

Ti dicevo che per tre giorni dalla nascita i pulcini hanno una completa autonomia nutrizionale, ma poi vanno alimentati!

Fondamentale la presenza di un abbeveratoio. Ti sconsiglio di utilizzare un piattino o una ciotolina. I pulcini ci camminerebbero dentro, spargendo rapidamente l’acqua tutto attorno, sporcandola con le deiezioni.

Abbeveratoio a piatto.

Abbeveratoio a piatto.

Meglio usare un abbeveratoio a dispenser con una buona riserva e poca superficie d’acqua esposta.

Il migliore di tutti è quello a gocciolatoio. Quando i pulcini toccano l’erogatore con il becco, scende la quantità d’acqua necessaria. Non ti preoccupare, sembra difficile ma i piccoli imparano subito! Nessuno spreco e l’acqua resta pulita.

L'abbeveratoio a gocciolatoio.

L’abbeveratoio a gocciolatoio.

L’alimentazione

Per i primi 35 giorni i pulcini devono essere alimentati con un mangime ricco di elementi che ne favoriscono la sana crescita.

In commercio si trovano molti mangimi in forma di farina o granulato, per pulcini, definite “primo periodo”. Sono miscele di cereali arricchite da vitamine, lievito di birra, coccidiostatici e spesso di prodotti chimici più o meno consigliabili.

Le disponibilità del mercato variano da zona a zona. La cosa migliore è consigliarsi con i rivenditori della tua zona per trovare quello che meglio soddisfa le tue aspettative di naturalità e capacità nutrizionale del prodotto.

Noi abbiamo trovato un rivenditore che ha disponibili materie prime sfuse e ci prepariamo una miscela così composta:

Mais triturato 50%
Farina di Soia 25%
Pisello proteico triturato 10%
Lievito di birra 10%
Riso integrale triturato 5%
Sale 0,2%

Bene, ora sai quasi tutto sulla incubazione delle uova. Non ti resta che iniziare a provare!

Nel filmato che abbiamo realizzato e che trovi qui sotto, sono riassunti e descritti con immagini i punti che abbiamo analizzato insieme nell’articolo.

Come sempre, ti invito ad inviarci nei commenti, pareri, domande o dubbi. Come sempre, ti risponderemo il prima possibile.

Buon lavoro!

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