Il nostro camino (Quarta parte)

Passo per passo andiamo avanti  con la storia della costruzione del nostro caminetto. Puoi leggere tutti i passaggi, fin dall’inizio, nei tre articoli precedenti: Il nostro camino (Prima parte), Il nostro camino (Seconda parte) Il nostro camino (Terza parte).

Il nostro caminetto sta sempre più prendendo forma, si inizia ad intuire l’aspetto finale, con i muretti laterali e le finiture estetiche.

Durante la costruzione dei muretti di sostegno, la pesante lastra di ghisa deve essere sorretta nella giusta posizione con dei supporti ben ancorati al muro.

La lastra di ghisa ben ancorata al muro del caminetto durante la costruzione dei muretti.

La lastra di ghisa ben ancorata al muro durante la costruzione dei muretti.

Come si vede dalla foto seguente, abbiamo elevato i muretti laterali del caminetto in mattoni refrattari che avranno il compito di riflettere il calore verso la stanza e disposto i mattoni fatti a mano che, oltre a sorreggere l’architrave di sostegno della cappa, rifiniscono con stile rustico la bocca del camino.

Muretti laterali e finitura in mattoni fatti a mano

Muretti laterali e finitura in mattoni fatti a mano

Si vede dalla foto che abbiamo tolto i sostegni che ancoravano la lastra di ghisa al muro, ormai saldamente sostenuta dalla struttura in mattoni.

Ci tengo a sottolineare che i mattoni refrattari vanno legati con cemento refrattario e che i mattoni devono tenuti immersi in acqua per almeno un’ora prima di essere messi in opera. Questo accorgimento è importante, affinché l’acqua contenuta nel cemento non venga assorbita dai mattoni.

Se questo dovesse succedere il cemento si asciugherebbe troppo rapidamente e non si consoliderebbe come necessario.

Un cemento che si asciuga troppo rapidamente, perché l’acqua gli viene sottratta dai mattoni che fanno da spugna, non avrà una giusta resistenza nel tempo ed in breve si formerebbero crepe fra i mattoni rendendo più debole la struttura.

Sulla lastra di ghisa, ormai ben stabile, perché poggiata sui muretti laterali, abbiamo posizionato una tavellina che fungerà da piano anti-ritorno fumi.

Il piano anti-ritorno fumi.

Il piano anti-ritorno fumi.

Questo elemento è di primaria importanza per il tiraggio del caminetto. Ha due scopi importanti:

  • bloccare l’aria fredda discendente dalla canna fumaria
  • creare la base della camera fumi

Come si vede dalla foto, la tavellina ha una pendenza di 4 o 5 centimetri verso la parete di fondo, questo facilita il blocco dell’aria fredda discendente e favorisce la risalita dell’aria calda. Se fosse in piano o avesse una inclinazione opposta, creerebbe turbolenze che impediscono la risalita dei fumi, ricacciandoli nella stanza. Nel libro “Il caminetto” di Giulio e Gabriele Bagnolini trovate tutte le indicazioni puntuali sul posizionamento.

Notare anche lo spazio che si viene a creare dietro la lastra di ghisa. Lì passerà l’aria proveniente dalla presa sul fondo della struttura che si scalderà a contatto della lastra.

Posizionando una tavola di legno, tenuta ben ferma con dei morsetti, abbiamo stuccato, con cemento refrattario, la linea di giunzione fra tavellina e lastra di ghisa.

Stuccatura del piano anti-ritorno fumi.

Stuccatura del piano anti-ritorno fumi.

La tenuta deve essere perfetta in quanto non devono esserci passaggi d’aria, anche minimi, fra la camera di fuoco e l’intercapedine, dove l’aria che passa deve restare pulita. É importante quindi bagnare bene le parti affinché il cemento leghi bene con i materiali.

Consiglio di stuccare bene, sempre con cemento refrattario, anche l’angolo interno fra tavellina e lastra, per migliorare la tenuta all’aria.

la trave di sostegno della cappa.

la trave di sostegno della cappa.

Nella foto sopra si vede bene la trave di sostegno della cappa, l’abbiamo realizzata utilizzando un tavellone, tagliato per la lunghezza con il frullino, e poi armato con due ferri.

Si tratta di un semplice metodo per realizzare piccoli e resistenti travetti. Si inseriscono uno o due tondini di ferro ad aderenza migliorata lungo tutta la lunghezza e poi si riempie la parte cava con malta cementizia. In questo caso si può utilizzare anche del normale cemento non refrattario.

Una volta terminata la sigillatura fra tavellina e lastra di ghisa, abbiamo iniziato a posizionare i tavelloni che formano la cappa di aspirazione.

I tavelloni che iniziano a formare la cappa.

I tavelloni che iniziano a formare la cappa.

É importante notare la stuccatura fra tavellina e lastra di ghisa, che è stata lavorata con molta cura con una spugna sul cemento refrattario in modo da arrotondare perfettamente il bordo.

Questo accorgimento è importante per ottimizzare il tiraggio dei fumi, i quali devono trovare le pareti di scorrimento le più liscie possibile, senza ostacoli e imperfezioni.

I tavelloni che formeranno la cappa vanno tagliati con un frullino, nelle forme e dimensioni necessarie a formare la giusta struttura.

Visto di profilo si nota meglio il taglio inclinato effettuato sui tavelloni.

Il taglio obliquo sui tavelloni.

Il taglio obliquo sui tavelloni.

Proseguiamo con la realizzazione della cappa. I tavelloni sono tagliati secondo la forma necessaria. É stata posizionata anche la trave vista prima che sorreggerà la parete anteriore della cappa, la trave è stata preventivamente stuccata con il gesso.

La presenza del gesso come ultima finitura è importante, lo vedremo anche più avanti.

Un mastro mi disse una volta: cemento dove c’è l’acqua, gesso dove c’è il fuoco.

A breve vedremo il caminetto finito. Continua a seguirci in questa avventura. Le sorprese saranno tante.

Buon lavoro!

Scrivi un commento